News & Apiario

Disinfezione delle arnie e biosicurezza in apiario: le nuove indicazioni FAO 2026

Disinfezione delle arnie e biosicurezza in apiario: le nuove indicazioni FAO 2026

La gestione sanitaria dell’apiario non passa soltanto attraverso i trattamenti contro la Varroa. Pulizia, disinfezione delle arnie e corretta gestione del materiale apistico sono elementi fondamentali per ridurre il rischio di trasmissione di malattie tra una famiglia e l’altra.

A settembre 2026 la FAO ha pubblicato il nuovo manuale “Disinfection and eradication methods of diseased honey bees”, dedicato proprio alla gestione delle emergenze sanitarie, alla pulizia e alla disinfezione delle attrezzature utilizzate in apicoltura. 

Il documento affronta anche situazioni estreme nelle quali le autorità possono disporre l’eliminazione delle colonie infette, ma contiene soprattutto indicazioni interessanti per comprendere quanto sia importante la biosicurezza nella normale gestione dell’apiario.

Perché la pulizia dell’apiario è così importante?

Le api vivono in colonie molto numerose e gli alveari di uno stesso apiario sono inevitabilmente collegati tra loro.

Un patogeno può spostarsi attraverso comportamenti naturali come deriva, saccheggio e sciamatura, ma anche attraverso alcune operazioni effettuate dallo stesso apicoltore.

Spostare favi, covata o api adulte da una famiglia all’altra, per esempio, può contribuire alla diffusione di un problema sanitario se non abbiamo prima verificato attentamente lo stato delle colonie.

La FAO considera inoltre particolarmente rischiosa l’introduzione di nuove colonie, regine o sciami provenienti dall’esterno o da fonti sconosciute. 

Un nuovo sciame non dovrebbe entrare subito in apiario

Una delle indicazioni più interessanti del nuovo manuale riguarda proprio l’introduzione di nuove famiglie.

La FAO raccomanda un controllo sanitario accurato e indica, quando possibile, di mantenere le nuove colonie in un apiario di quarantena per un periodo appropriato, indicativamente almeno un mese, prima di integrarle con le altre famiglie. 

È una precauzione che può sembrare eccessiva quando acquistiamo poche famiglie, ma assume tutt’altra importanza in aziende con decine o centinaia di alveari.

Un problema introdotto attraverso una singola colonia può infatti diventare molto più difficile da gestire una volta raggiunto il resto dell’apiario.

Attenzione allo scambio dei favi

Quante volte durante la stagione prendiamo un favo di covata da una famiglia forte per rinforzarne una più debole?

È una pratica normale.

Dal punto di vista sanitario, però, spostare favi, covata e api adulte significa anche creare una possibile via di trasmissione.

La FAO classifica queste operazioni tra quelle a rischio moderato e raccomanda di effettuarle soltanto tra alveari clinicamente sani. Gli spostamenti di materiale biologico tra apiari differenti dovrebbero invece essere ridotti al minimo. 

Questo non significa smettere di pareggiare le famiglie.

Significa semplicemente aggiungere una domanda prima di spostare un favo:

“Sono sicuro che entrambe le famiglie siano sane?”

Come pulire correttamente arnie e attrezzature?

Il manuale FAO distingue chiaramente pulizia, disinfezione e sterilizzazione.

La prima operazione consiste nella rimozione meccanica di cera, propoli e residui.

Per fondi, coprifavi e corpi dell’arnia viene indicata una pulizia accurata mediante raschiatura, seguita dal lavaggio con acqua calda e detergente. I residui rimossi devono essere gestiti in modo da evitare che altre api possano raggiungerli. 

Questo passaggio è importante perché la presenza di materiale organico può ridurre l’efficacia dei successivi sistemi di disinfezione.

Arnie in legno: il calore rimane uno strumento importante

Per il materiale in legno il manuale dedica particolare attenzione ai sistemi basati sul calore.

Una delle tecniche descritte è la fiammatura delle superfici interne, che consiste nel passare la fiamma sul legno fino a ottenere una leggera colorazione bruna, prestando particolare attenzione ad angoli e fessure. 

Non si tratta quindi semplicemente di passare velocemente la fiamma.

Prima bisogna eliminare accuratamente cera, propoli e sporco, perché una superficie pulita permette un trattamento molto più efficace.

E i telaini?

Il materiale con cui è costruito il telaino cambia completamente il metodo utilizzabile.

Per i telaini in legno, il manuale FAO descrive sistemi che prevedono la rimozione preventiva della propoli e successivi trattamenti termici. Tra quelli riportati compare anche l’immersione in acqua bollente: un trattamento a 100 °C per 20 minuti permette di rimuovere cera e propoli e sterilizzare il telaio nelle condizioni descritte dal manuale. 

I telaini in plastica richiedono invece maggiore attenzione perché non possono essere sottoposti indiscriminatamente agli stessi trattamenti termici.

La FAO cita, tra le possibilità, lavaggio a pressione, congelamento seguito dalla rimozione meccanica dello sporco e alcuni sistemi a vapore. 

Il vapore può essere utile?

Sì, ma temperatura e modalità di utilizzo fanno la differenza.

Il documento distingue infatti tra apparecchi che producono vapore ad alta temperatura e sistemi che generano vapore più freddo e umido.

Secondo il manuale, temperature insufficienti possono rendere il trattamento inefficace nei confronti di batteri e muffe. 

Il vapore ad alta temperatura, invece, viene descritto come un sistema capace di agire sui microrganismi attraverso il calore e con il vantaggio di non richiedere necessariamente prodotti chimici. 

Candeggina e altri disinfettanti: attenzione

Uno dei prodotti citati dal documento è l’ipoclorito di sodio.

La FAO riporta concentrazioni del 2–5% e ne evidenzia l’efficacia, in particolare, contro le spore di Paenibacillus larvae, responsabile della peste americana.

Ma c’è un punto fondamentale.

La sua efficacia diminuisce in presenza di materiale organico ed è un prodotto corrosivo; inoltre, i materiali trattati devono essere accuratamente puliti e risciacquati per evitare residui. Per questo il manuale lo considera complementare e non una soluzione universale per qualsiasi componente dell’arnia. 

L’utilizzo di sostanze caustiche o disinfettanti concentrati richiede inoltre adeguati dispositivi di protezione, ventilazione e rispetto delle indicazioni di sicurezza. 

Anche guanti e leva possono trasportare materiale contaminato

Quando parliamo di igiene dell’apiario pensiamo immediatamente alle arnie.

Ma durante una visita tocchiamo continuamente telaini, propoli, cera e miele con guanti e leva.

Il manuale raccomanda quindi procedure di sanificazione anche per questi strumenti, soprattutto quando viene identificata una colonia affetta da una malattia come la peste americana. 

Una buona abitudine pratica consiste anche nell’evitare di utilizzare indiscriminatamente attrezzature sporche passando da un apiario all’altro.

Prevenire costa meno che intervenire

Il messaggio più importante del nuovo documento FAO è probabilmente proprio questo.

Una volta che una malattia grave si diffonde, gli interventi possono diventare estremamente invasivi. In determinate situazioni sanitarie può essere necessario arrivare alla distruzione delle colonie e del materiale contaminato.

Non è però una procedura ordinaria: la stessa FAO precisa che lo stamping out, cioè l’abbattimento controllato di una colonia, è una misura drastica utilizzata soltanto in circostanze specifiche. 

Le modalità di intervento dipendono inoltre dalla malattia, dalla situazione epidemiologica e dalla normativa applicabile. Il manuale sottolinea che, quando viene presa in considerazione una misura del genere, occorre rivolgersi immediatamente alle autorità veterinarie competenti.

Per l’apicoltore, quindi, il vero obiettivo dovrebbe essere intervenire molto prima.

Controllare le famiglie, evitare scambi di materiale proveniente da colonie sospette, mantenere pulita l’attrezzatura e prestare attenzione all’origine delle nuove api sono piccoli accorgimenti che possono proteggere un intero apiario.

La FAO riassume infatti la strategia migliore in quattro punti fondamentali: buone pratiche di gestione, selezione di api resistenti, monitoraggio regolare di malattie e parassiti e corretta applicazione delle misure di biosicurezza. 

📘 Consulta il manuale completo FAO 2026
Per approfondire le procedure di disinfezione, biosicurezza e gestione sanitaria degli apiari, è possibile consultare gratuitamente il manuale ufficiale pubblicato dalla FAO.

Consulta e Scarica il Manuale FAO 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *