Tropilaeps nelle api: la nuova minaccia che ogni apicoltore deve conoscere.
Tropilaelaps nelle api: la nuova minaccia che ogni apicoltore deve conoscere
Chi alleva api conosce bene la Varroa destructor e i problemi che questo parassita può provocare all’interno dell’alveare. Negli ultimi anni, però, un altro acaro sta attirando sempre più l’attenzione del settore apistico europeo: Tropilaelaps.
Il Tropilaelaps nelle api rappresenta una minaccia da conoscere con attenzione, soprattutto perché alcune specie di questo acaro sono in grado di parassitare Apis mellifera e provocare danni molto importanti alle colonie.
Attualmente il parassita è diffuso soprattutto in Asia, ma la sua progressiva espansione geografica verso ovest ha portato le autorità sanitarie e gli organismi internazionali ad aumentare l’attenzione sulla sorveglianza.
Per noi apicoltori questo non significa creare allarmismo. Significa, invece, imparare a riconoscere un possibile problema prima che arrivi.
Cos’è il Tropilaelaps?
Tropilaelaps è un genere di piccoli acari parassiti delle api.
Le specie conosciute comprendono Tropilaelaps mercedesae, Tropilaelaps clareae, Tropilaelaps koenigerum e Tropilaelaps thaii. In particolare, T. mercedesae e T. clareae sono in grado di parassitare anche le colonie di Apis mellifera.
Originariamente questi acari sono associati soprattutto alle api giganti asiatiche, come Apis dorsata, ma il passaggio ad Apis mellifera rappresenta il problema principale per l’apicoltura.
Il parassita si riproduce nella covata e si alimenta a spese degli stadi immaturi delle api, compromettendone lo sviluppo.
Perché Tropilaelaps preoccupa gli apicoltori?
Il paragone con Varroa è inevitabile.
Tropilaelaps presenta infatti diversi aspetti che lo rendono particolarmente insidioso. La sua popolazione può aumentare rapidamente e il suo ciclo di sviluppo è veloce.
Secondo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’infestazione può provocare la morte di numerose larve, fino al 50%, con una certa preferenza per la covata da fuco.
Una forte infestazione può quindi determinare un progressivo indebolimento della famiglia e, nei casi più gravi, contribuire al collasso della colonia.
Un altro elemento importante riguarda la velocità dell’acaro. Rispetto alla Varroa, Tropilaelaps è più piccolo, allungato e soprattutto molto rapido nei movimenti sui favi.
Per un apicoltore abituato a cercare Varroa, quindi, riconoscere questo nuovo parassita potrebbe inizialmente non essere così semplice.
Tropilaelaps e Varroa: come distinguerli?
A prima vista potrebbero essere confusi, ma osservandoli attentamente presentano differenze abbastanza evidenti.
La Varroa destructor ha il caratteristico corpo largo e appiattito, con una forma che ricorda vagamente un piccolo granchio.
Tropilaelaps è invece più piccolo e presenta un corpo più lungo che largo, di colore marrone-rossastro. Le sue dimensioni sono di circa 1 mm di lunghezza per 0,5 mm di larghezza.
Ma una delle caratteristiche che può attirare maggiormente l’attenzione durante il controllo dei favi è il movimento: Tropilaelaps è decisamente più veloce della Varroa.
Un controllo attento della covata rimane quindi fondamentale.
Quali sono i sintomi nell’alveare?
Il problema è che molti sintomi possono ricordare quelli provocati da una forte infestazione di Varroa.
L’apicoltore potrebbe osservare covata irregolare e poco compatta, larve morte, opercoli danneggiati o forati, api con ali o zampe deformate, addomi deformi o più piccoli del normale e api incapaci di volare che si trascinano davanti all’ingresso dell’alveare.
Possono essere presenti anche pupe con macchie scure e altri segni di sviluppo anomalo.
Presi singolarmente, questi sintomi non permettono di affermare che nell’alveare sia presente Tropilaelaps. Devono però spingere l’apicoltore ad approfondire la situazione, soprattutto in presenza di fenomeni anomali che non trovano una spiegazione evidente.
Dove è presente Tropilaelaps?
Il genere Tropilaelaps è originario dell’Asia ed è presente in un’area molto ampia che si estende verso occidente.
Negli ultimi anni l’espansione geografica del parassita ha aumentato l’attenzione delle autorità sanitarie europee.
La presenza di Tropilaelaps mercedesae è stata rilevata anche in aree come Russia e Georgia e proprio il progressivo avvicinamento geografico rappresenta uno dei motivi per cui oggi si insiste maggiormente sulla sorveglianza.
Per l’apicoltura europea l’obiettivo principale è quindi intercettare rapidamente un’eventuale introduzione, prima che il parassita abbia la possibilità di insediarsi e diffondersi.
Come potrebbe diffondersi?
Uno dei rischi principali è rappresentato dalla movimentazione di materiale biologico.
Api, regine, pacchi d’api e colonie movimentate senza rispettare le norme sanitarie possono rappresentare una possibile via di introduzione di parassiti e patogeni.
Per questo motivo esistono precise limitazioni sanitarie sulle importazioni di api provenienti da Paesi terzi.
Anche tra apicoltori è sempre buona pratica conoscere la provenienza delle api acquistate e utilizzare canali regolari e tracciabili.
La prevenzione non riguarda soltanto Tropilaelaps: è uno dei principi fondamentali per proteggere l’intero patrimonio apistico.
Cosa deve fare concretamente un apicoltore?
La prima difesa è l’osservazione.
Quando apriamo un alveare non dovremmo limitarci a controllare la presenza della regina, le scorte o la quantità di covata. Bisogna imparare anche a leggere la covata.
Una covata improvvisamente irregolare, larve morte, api deformi o piccoli acari che si muovono velocemente sui favi meritano attenzione.
È altrettanto importante mantenere correttamente aggiornate le informazioni relative agli apiari nella Banca Dati Apistica nazionale. Conoscere l’esatta ubicazione degli alveari è essenziale per consentire alle autorità sanitarie di organizzare efficacemente le attività di sorveglianza e intervenire rapidamente qualora venga individuato un focolaio.
Cosa fare se sospettiamo Tropilaelaps?
Questo è probabilmente il punto più importante.
Non bisogna improvvisare trattamenti e non bisogna movimentare le colonie sospette.
La presenza di Tropilaelaps è soggetta a sorveglianza sanitaria e un eventuale sospetto deve essere comunicato alle autorità veterinarie competenti, affinché possano essere eseguiti gli accertamenti necessari.
La sola osservazione ad occhio nudo non è sufficiente per una diagnosi definitiva.
L’identificazione può richiedere analisi morfologiche al microscopio e tecniche di biologia molecolare in grado di determinare con precisione la specie.
Una segnalazione tempestiva potrebbe fare una differenza enorme nel caso di una prima introduzione del parassita sul territorio.
I trattamenti contro Varroa funzionano anche contro Tropilaelaps?
Non dobbiamo commettere l’errore di considerare Tropilaelaps semplicemente come una “Varroa più piccola”.
L’IZSVe evidenzia che molti dei trattamenti farmacologici utilizzati contro Varroa risultano meno efficaci nei confronti di Tropilaelaps.
Esiste inoltre una differenza biologica interessante.
Tropilaelaps dipende fortemente dalla presenza di covata per completare il proprio ciclo. La biologia del parassita è quindi strettamente collegata alla continuità della covata all’interno dell’alveare.
Questo aspetto è oggetto di particolare interesse anche nello studio delle possibili strategie di controllo.
In ogni caso, davanti a un sospetto non bisogna procedere autonomamente con trattamenti sperimentali: la priorità deve essere segnalare e identificare correttamente il parassita.
Prevenire oggi per non affrontare un nuovo problema domani
Negli ultimi decenni l’apicoltura ha già imparato quanto possa essere difficile convivere con un parassita una volta che questo si è stabilmente diffuso sul territorio.
La Varroa ne è probabilmente l’esempio più evidente.
Con Tropilaelaps abbiamo però un vantaggio importante: conosciamo il rischio prima che il problema sia stabilmente presente nei nostri apiari.
Informazione, controlli regolari, movimentazioni responsabili delle api, tracciabilità e collaborazione con i servizi veterinari rappresentano quindi strumenti fondamentali.
Per un apicoltore conoscere un nuovo parassita non significa aspettarsi di trovarlo domani nell’alveare. Significa sapere cosa osservare durante una visita e soprattutto sapere come comportarsi davanti a qualcosa di anomalo.
Ed è proprio questa capacità di osservazione che, ancora una volta, può diventare una delle migliori forme di prevenzione.
Fonte principale: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura. Informazioni integrate con le indicazioni del Ministero della Salute e della World Organisation for Animal Health (WOAH).