Apiario a Febbraio: Cosa Fare per Preparare le Api alla Primavera
Apiario a febbraio: cosa fare? È una domanda semplice, ma la risposta cambia parecchio a seconda di dove si trovano le arnie. A febbraio un apiario in Calabria può avere giornate miti, voli regolari e le prime fioriture già interessanti. Nello stesso momento, qualche centinaio di chilometri più a nord, le api possono essere ancora costrette nell’arnia per buona parte della giornata. E basta salire di quota per cambiare nuovamente scenario.
È proprio questo il problema dei calendari apistici troppo rigidi: le api non sanno che sul calendario è febbraio. Rispondono alla temperatura, all’andamento meteorologico, alle ore di luce, alla disponibilità di polline e nettare e alle condizioni della famiglia. Per questo, prima di parlare di nutrizione, visite o preparazione della primavera, bisogna partire da una regola molto semplice: a febbraio osserviamo prima di intervenire.
Febbraio è un mese di passaggio. In alcune zone l’inverno sta iniziando a mollare la presa; in altre è ancora pienamente presente. Anticipare troppo i tempi può creare più problemi di quanti ne risolva.
Cosa succede alle api nel mese di febbraio
Durante l’inverno la colonia riduce fortemente la propria attività. Le api si organizzano per mantenere condizioni adatte alla sopravvivenza della famiglia e consumano progressivamente le scorte accumulate nei mesi precedenti. Con l’avanzare della stagione qualcosa comincia però a cambiare: le giornate si allungano e, quando le condizioni climatiche lo permettono, aumentano le occasioni di volo. La regina può riprendere gradualmente la deposizione e la presenza di covata modifica gli equilibri all’interno dell’alveare.
Ed è proprio qui che febbraio diventa interessante. Una famiglia che riprende ad allevare covata ha esigenze diverse rispetto a una famiglia ancora in piena fase invernale. Aumentano progressivamente i consumi, serve polline per l’allevamento della covata e le api devono mantenere condizioni adeguate nella zona del nido.
Questo processo, però, non avviene nello stesso momento e con la stessa intensità in tutti gli apiari. Ed è il motivo per cui non ci piace dare una data precisa dicendo: “Dal 15 febbraio bisogna fare questo”. In apicoltura raramente funziona così.
Apiario a febbraio: cosa fare dipende soprattutto da dove sei
Probabilmente è la cosa più importante da capire di questo articolo: febbraio in Italia non è uguale dappertutto. Noi lavoriamo in Calabria e conosciamo bene quanto possa essere anticipata la ripresa in determinate annate e in determinate zone. Ma sarebbe sbagliato trasformare la nostra esperienza locale in una regola valida per un apicoltore del Piemonte o per un apiario situato a 1.200 metri sull’Appennino.
Possiamo però individuare alcuni scenari generali.
Sud Italia e zone costiere
In molte aree del Sud febbraio può già mostrare chiaramente i primi segnali di ripresa. Nelle giornate favorevoli vediamo attività all’ingresso delle arnie e bottinatrici impegnate nella raccolta. In alcune zone sono già disponibili fioriture precoci.
Questo non significa che l’inverno sia terminato. Una settimana mite può essere seguita da un brusco ritorno del freddo ed è proprio questo che deve renderci prudenti. Vedere le api volare in una bella giornata di febbraio non significa automaticamente che sia arrivata la primavera.
Centro Italia e zone collinari
Qui la situazione può essere particolarmente variabile. Alcune giornate sembrano primaverili e altre ricordano immediatamente che siamo ancora in inverno. In queste condizioni bisogna osservare molto bene l’andamento locale: la famiglia può aver iniziato a svilupparsi, ma un peggioramento prolungato può interrompere l’attività esterna proprio mentre i consumi all’interno dell’arnia stanno aumentando.
Nord Italia e zone continentali
In molte aree del Nord febbraio può essere ancora un mese decisamente invernale. Temperature basse, nebbia e lunghi periodi durante i quali le api hanno poche possibilità di volare impongono maggiore prudenza. Alcune operazioni che in una zona costiera meridionale possono avere senso devono quindi essere rimandate.
Non c’è nulla da guadagnare cercando di convincere le api che sia primavera quando fuori è ancora inverno.
Apiari di montagna
L’altitudine può ribaltare completamente il calendario, e questo vale anche al Sud. Un apiario in una zona montana della Calabria può trovarsi in condizioni completamente diverse rispetto a uno situato più a valle, pur essendo separato da relativamente pochi chilometri.
Quando si parla di calendario apistico, quindi, latitudine e altitudine vanno considerate insieme. Chi gestisce apiari in territori differenti lo vede molto chiaramente: gli stessi lavori possono essere sfalsati anche di diverse settimane.
Il calendario aiuta. L’apiario decide.
Un calendario apistico è utile per sapere cosa iniziare a osservare. Non dovrebbe essere utilizzato come un’agenda nella quale una certa data corrisponde automaticamente a una determinata operazione.
Se leggiamo “febbraio: nutrizione stimolante”, non significa che il primo febbraio dobbiamo prendere lo sciroppo e distribuirlo a tutte le famiglie. Prima dobbiamo guardare le condizioni meteorologiche, le previsioni dei giorni successivi, l’attività delle api, la disponibilità di fioriture, la consistenza delle scorte, la forza della famiglia e l’andamento stagionale della nostra zona. Quando possibile, è utile anche confrontare ciò che sta accadendo con gli anni precedenti.
Dopo molte stagioni si sviluppa inevitabilmente un proprio calendario locale. Ed è molto più utile di qualsiasi calendario nazionale.
Il primo controllo di febbraio si fa senza aprire l’arnia
Quando arriva una bella giornata, soprattutto dopo settimane di freddo, viene voglia di aprire. Noi resisteremmo alla tentazione se non ci sono le condizioni adatte e un motivo concreto per farlo. A febbraio possiamo ottenere molte informazioni senza smontare il nido.
Partiamo dall’ingresso. C’è attività? Le api entrano ed escono? Rientrano con polline? Ci sono quantità anomale di api morte davanti all’arnia? L’ingresso è libero? Ci sono segnali che meritano un controllo?
Poi osserviamo l’arnia nel suo insieme. Il tetto è stabile? Ci sono infiltrazioni? Il vento ha spostato qualcosa? L’arnia è ancora correttamente appoggiata? Sembrano controlli banali, ma dopo settimane di pioggia, vento, neve o forti escursioni termiche vale sempre la pena farli.
Nel nostro articolo dedicato all’apiario a gennaio abbiamo già parlato dell’importanza di disturbare il meno possibile le famiglie durante il periodo freddo. A febbraio questa prudenza non scompare soltanto perché le giornate iniziano ad allungarsi.
Controllare le scorte: una delle priorità di febbraio
Una famiglia può aver superato dicembre e gennaio senza problemi e trovarsi in difficoltà proprio avvicinandosi alla primavera. Sembra strano, ma ha una logica: quando riparte la covata aumentano anche le necessità della colonia e, contemporaneamente, le condizioni esterne possono essere ancora troppo instabili per garantire un apporto continuo dall’esterno.
Per questo fine inverno e inizio primavera possono essere periodi delicati dal punto di vista delle scorte. Una delle verifiche possibili è valutare indicativamente il peso dell’arnia. Chi conosce bene le proprie arnie sviluppa nel tempo una certa sensibilità anche sollevandole leggermente da dietro.
Non avremo una misura precisa, ma possiamo accorgerci se una famiglia sembra molto più leggera di quanto ci aspettassimo. Se abbiamo un dubbio concreto sulle scorte, è meglio approfondirlo prima che diventi un problema.
Candito o sciroppo? Sono due cose diverse
Qui bisogna fare una distinzione importante: alimentazione di soccorso e nutrizione stimolante non sono la stessa cosa.
Se una famiglia ha scorte insufficienti, l’obiettivo è evitare che rimanga senza alimento. Non stiamo cercando di stimolarla: stiamo intervenendo perché esiste una necessità. In condizioni ancora fredde, un alimento solido come il candito può essere utilizzato come alimento di soccorso, posizionandolo in modo che sia accessibile alla colonia.
La nutrizione liquida appartiene invece a un ragionamento diverso e richiede una valutazione delle condizioni della famiglia e dell’andamento stagionale. Confondere le due cose può portare a interventi sbagliati.
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Nutrizione stimolante a febbraio: attenzione a non avere fretta
È uno degli argomenti che genera più discussioni. Arrivano alcune giornate miti, le api volano, magari vediamo entrare polline e viene spontaneo pensare: “Diamogli una spinta”.
Ma una famiglia stimolata a sviluppare maggiormente la covata dovrà poi essere in grado di sostenerla. Se dopo alcuni giorni favorevoli arriva un periodo freddo, quella covata rimane comunque lì e deve essere mantenuta e alimentata, mentre la famiglia potrebbe avere minori possibilità di bottinamento.
Per questo la nutrizione stimolante a febbraio deve essere valutata sulla situazione reale dell’apiario, non sul numero del mese. In alcune zone meridionali e costiere può avere senso valutarla prima; in montagna o nelle zone più fredde le condizioni possono essere completamente diverse. Anche all’interno della stessa zona, inoltre, due annate possono comportarsi in maniera differente.
Non alimentiamo perché è febbraio. Alimentiamo quando esiste un obiettivo preciso e le condizioni lo giustificano.
Il polline che entra nell’arnia ci racconta qualcosa
Una delle cose più belle da osservare nelle prime giornate favorevoli è il ritorno delle bottinatrici cariche di polline. Per l’apicoltore è anche un’informazione, perché ci dice che nell’ambiente circostante qualcosa si sta muovendo.
Il polline rappresenta una risorsa fondamentale per la colonia, soprattutto quando riprende l’allevamento della covata. Osservare ciò che entra nell’arnia ci aiuta quindi a capire meglio cosa sta succedendo senza dover necessariamente aprire.
Con il passare degli anni si impara anche a conoscere le fioriture della propria zona. Non serve soltanto sapere che una determinata pianta può fiorire a febbraio: bisogna sapere quando fiorisce vicino al nostro apiario. Sono due informazioni molto diverse.
Quando possiamo aprire le arnie a febbraio?
Non fisserei una temperatura universale sotto la quale è “vietato” aprire e sopra la quale si può fare qualsiasi cosa. Conta anche il tipo di intervento. Un controllo rapido dettato da una necessità non equivale a smontare completamente il nido, estrarre tutti i telaini e tenere l’arnia aperta a lungo.
A febbraio le visite approfondite vanno quindi valutate con prudenza. Se non abbiamo un problema da risolvere, spesso possiamo aspettare condizioni più favorevoli.
Uno degli errori tipici del principiante è aprire l’arnia semplicemente perché vuole sapere cosa c’è dentro. È comprensibile: le prime stagioni si ha continuamente voglia di guardare. Ma prima di ogni apertura dovremmo farci una domanda: perché sto aprendo? Se non sappiamo rispondere, probabilmente possiamo rimandare.
Cosa controllare se le condizioni permettono una visita
Quando il clima della nostra zona permette finalmente un controllo ragionato, non apriamo semplicemente per “vedere come stanno”. Prepariamo mentalmente una piccola lista e cerchiamo di capire quanta popolazione è presente, se c’è covata e come si presenta, quante scorte rimangono, se entra polline, se ci sono anomalie evidenti e se la famiglia appare coerente con il periodo e con le altre famiglie dello stesso apiario.
Non dobbiamo necessariamente tenere l’arnia aperta a lungo. Raccogliamo le informazioni che ci servono e richiudiamo. Più impariamo a osservare, meno tempo ci serve per capire cosa abbiamo davanti.
Famiglie forti e famiglie deboli: iniziano a vedersi le differenze
Durante l’inverno alcune differenze tra le famiglie possono essere meno evidenti. Con l’avvicinarsi della ripresa diventano più chiare: una colonia parte rapidamente, quella accanto sembra molto più indietro; una porta abbondante polline, un’altra mostra poca attività.
Non significa automaticamente che quella meno attiva abbia un problema. Prima bisogna capire perché. La posizione dell’arnia può influire, l’esposizione al sole può essere diversa, la consistenza iniziale della famiglia può essere differente e anche le caratteristiche della regina hanno un ruolo.
Per questo confrontare le famiglie è utile, ma non dobbiamo aspettarci che siano tutte identiche. La differenza diventa interessante quando è abbastanza marcata da farci porre una domanda.
Febbraio è anche il mese per preparare il materiale
Non tutto il lavoro dell’apicoltore si svolge con l’arnia aperta. Anzi, febbraio è uno dei momenti migliori per sistemare ciò che tra qualche settimana potrebbe servire improvvisamente. Perché la primavera ha una caratteristica che conosciamo bene: quando parte, il materiale sembra non bastare mai.
Questo è il momento per controllare arnie vuote e portasciami, telaini, fogli cerei, melari, escludiregina, nutritori, leve, affumicatori, tute, maschere e ricambi. Un telaino da preparare a febbraio è un lavoro tranquillo; cento telaini da preparare quando le famiglie hanno già bisogno di spazio sono un altro discorso.
Preparare i melari prima che servano
A febbraio parlare di melari può sembrare prematuro. In realtà è proprio il momento giusto per pensarci, non per metterli sulle arnie, ma per prepararli.
Controlliamo quelli conservati dalla stagione precedente, verifichiamo lo stato dei telaini, organizziamo quelli nuovi e controlliamo se abbiamo abbastanza materiale per il numero di famiglie che prevediamo di portare in produzione. Quando arriverà il momento di aggiungere spazio, dovremo poter prendere il melario e utilizzarlo, non iniziare in quel momento a cercare telaini, cera e materiale.
La differenza tra un apiario organizzato e uno nel quale si rincorrono continuamente le emergenze spesso nasce proprio nei mesi apparentemente più tranquilli.
Se vuoi aumentare il numero di famiglie, muoviti per tempo
Febbraio è anche un buon momento per pensare alla stagione che vogliamo costruire. Vogliamo aumentare gli alveari? Abbiamo intenzione di acquistare nuclei? Vogliamo sostituire alcune arnie? Dobbiamo creare una nuova postazione?
Sono decisioni che conviene prendere prima della primavera piena. In particolare, se prevediamo di acquistare nuclei o sciami, organizzarsi per tempo permette di programmare meglio sia il materiale sia il futuro sviluppo dell’apiario.
Controlliamo anche l’attrezzatura personale
C’è una cosa che succede più spesso di quanto dovrebbe: arriva la prima vera giornata di lavoro primaverile, prendiamo la tuta e scopriamo che la cerniera ha un problema. Oppure che i guanti dell’anno scorso sono ormai da sostituire o che la rete della maschera si è danneggiata durante il rimessaggio.
Meglio scoprirlo adesso. Controlliamo la tuta, verifichiamo maschera e cerniere e prepariamo i guanti. Poi passiamo all’affumicatore: deve essere pulito e funzionante. Una verifica fatta con calma a febbraio può evitarci di perdere tempo quando torneremo a utilizzarlo regolarmente.
E la Varroa a febbraio?
La Varroa destructor non scompare durante l’inverno. La sua gestione non dovrebbe però essere ridotta a una frase come “a febbraio fai questo trattamento”. Il momento e la strategia dipendono dalla situazione della colonia, dalla presenza di covata, dagli interventi effettuati precedentemente e dal programma di controllo adottato.
Per questo non inseriamo qui dosaggi o protocolli universali. La cosa importante è non arrivare alla primavera pensando che il problema Varroa possa essere dimenticato fino all’estate. Monitoraggio e programmazione sanitaria devono accompagnare la gestione dell’apiario.
Su questo argomento dedicheremo un articolo specifico, perché merita molto più spazio di un paragrafo all’interno del calendario di febbraio.
Gli errori che eviteremmo nell’apiario a febbraio
Dopo tanti anni tra gli alveari, febbraio ci sembra soprattutto un mese nel quale evitare di avere fretta. Il primo errore è aprire troppo: una bella giornata non cancella l’inverno. Il secondo è stimolare automaticamente perché abbiamo letto che “a febbraio si comincia”: dipende da dove siamo e da cosa sta succedendo.
Il terzo errore è dimenticare le scorte proprio nel momento in cui i consumi possono iniziare a crescere. Il quarto è arrivare alla ripresa primaverile con tutto il materiale ancora da preparare. Il quinto è guardare soltanto la temperatura di oggi: in questo periodo ci interessa molto anche quello che succederà nei prossimi giorni.
Una giornata particolarmente mite seguita da una settimana fredda racconta una storia molto diversa rispetto a un periodo stabilmente favorevole.
Una semplice routine per controllare l’apiario a febbraio
Quando andiamo in apiario in questo periodo possiamo seguire un ordine molto semplice. Prima guardiamo l’ambiente: che tempo ha fatto, che tempo farà e se ci sono fioriture. Poi guardiamo le arnie dall’esterno: osserviamo attività, ingresso, voli, polline ed eventuali anomalie. Poi valutiamo le scorte: ci sono famiglie che sembrano particolarmente leggere o che meritano maggiore attenzione? Solo dopo decidiamo se serve intervenire.
Non il contrario. È un metodo semplice, ma evita parecchi interventi inutili.
Apiario a febbraio: cosa fare davvero?
Torniamo quindi alla domanda iniziale. In un apiario a febbraio, cosa fare dipende prima di tutto dalle condizioni locali e dallo stato delle famiglie.
Controlliamo le scorte, osserviamo l’attività senza disturbare inutilmente le api e verifichiamo che le arnie abbiano superato bene la parte più dura dell’inverno. Nel frattempo prepariamo telaini, melari e attrezzatura per la stagione che sta arrivando e valutiamo con prudenza qualsiasi intervento di alimentazione.
Soprattutto, non cerchiamo di anticipare la primavera. Arriverà, in alcune zone prima e in altre dopo. Il nostro lavoro non è costringere tutte le famiglie a seguire lo stesso calendario: è capire a che punto si trova il nostro apiario e accompagnarlo nella ripresa quando le condizioni sono quelle giuste.
Febbraio, più che un mese nel quale fare molto, è un mese nel quale bisogna iniziare a vedere molto. I segnali della nuova stagione sono già lì: bisogna soltanto imparare a leggerli.
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