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Dadant Blatt o Langstroth? Differenze e Quale Arnia Scegliere

Arnia Dadant-Blatt e arnia Langstroth a confronto in apiario

Quando si acquistano le prime arnie c’è una scelta che può sembrare secondaria, ma che in realtà ci accompagnerà per parecchio tempo: Dadant Blatt o Langstroth?

Sono due dei sistemi di arnia più conosciuti e utilizzati nell’apicoltura moderna. Entrambi funzionano, entrambi permettono di allevare famiglie forti e produrre miele e non avrebbe molto senso sostenere che uno dei due sia sempre migliore dell’altro.

Il punto è un altro.

Scegliere un formato significa scegliere anche telaini, melari, fogli cerei, escludiregina, ricambi e parte dell’attrezzatura che utilizzeremo negli anni successivi. Quando poi l’apiario cresce, cambiare standard diventa decisamente meno semplice.

Noi, per esempio, abbiamo scelto di lavorare sullo standard Dadant-Blatt, sia per le arnie e i telaini sia per le attrezzature che utilizziamo. Non perché consideriamo la Langstroth un’arnia sbagliata, ma perché lavoriamo in Italia e qui la Dadant-Blatt rappresenta lo standard maggiormente diffuso.  

Vediamo quindi quali sono le differenze e soprattutto cosa cambia davvero quando iniziamo a lavorarci in apiario.

Da dove arrivano Dadant-Blatt e Langstroth?

Per capire le differenze vale la pena fare un piccolo passo indietro.

L’arnia Langstroth deve il proprio nome a Lorenzo Lorraine Langstroth, figura fondamentale nello sviluppo dell’arnia razionale a telaini mobili nella seconda metà dell’Ottocento.

Il sistema Dadant nasce successivamente e, attraverso ulteriori modifiche, porta anche allo sviluppo della Dadant-Blatt.

In Italia la storia prende poi una strada ancora più precisa. A partire dalla Dadant-Blatt venne sviluppato e standardizzato nel 1932 il modello Italica-Carlini, pensato proprio per uniformare il materiale utilizzato nell’apicoltura nazionale. Ancora oggi questo sistema rappresenta il modello prevalente nel nostro Paese.  

Ed è un dettaglio storico che ha conseguenze molto pratiche ancora oggi.

Com’è fatta un’arnia Dadant-Blatt?

La caratteristica che notiamo immediatamente nella Dadant-Blatt è la distinzione netta tra nido e melario.

Il nido utilizza telaini più alti, mentre sopra vengono posizionati melari con telaini sensibilmente più bassi.

Nel modello italiano a 10 favi che troviamo comunemente nei nostri apiari abbiamo quindi due telaini differenti:

telaino da nido → più alto, destinato principalmente alla zona di covata e alle scorte della famiglia

telaino da melario → più basso, destinato alla raccolta del miele

Questa distinzione ha anche una conseguenza molto pratica durante la raccolta.

Un melario Dadant pieno di miele pesa già abbastanza. Avere telaini da melario più bassi rispetto a quelli del nido rende la movimentazione più gestibile, soprattutto quando in una giornata dobbiamo raccoglierne parecchi.

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Com’è fatta un’arnia Langstroth?

La Langstroth segue una filosofia leggermente diversa.

Uno dei suoi punti di forza è la modularità: i corpi possono utilizzare telaini della stessa dimensione e questo permette una maggiore intercambiabilità tra gli elementi.

Rispetto al telaino da nido Dadant-Blatt, il telaino Langstroth standard è più basso. In determinate modalità di conduzione questo porta a sviluppare la zona destinata alla covata su più corpi sovrapposti.

È un sistema estremamente diffuso a livello internazionale e non è difficile capire perché: avere elementi maggiormente intercambiabili può offrire una notevole flessibilità gestionale.  

Questa è probabilmente una delle differenze concettuali più importanti tra i due sistemi:

Dadant-Blatt → grande nido con telaino dedicato + melario più basso

Langstroth → maggiore modularità attraverso corpi sovrapposti

Non significa che un sistema sia migliore. Significa che si lavora in maniera diversa.

Dadant-Blatt o Langstroth: quali sono le differenze principali?

Riassumendo le differenze che interessano maggiormente chi deve scegliere:

CaratteristicaDadant-BlattLangstroth
Diffusione in ItaliaMolto elevataPiù limitata
Telaino nidoPiù altoPiù basso
Nido e melarioTelaini differentiMaggiore modularità tra i corpi
Gestione del nidoTipicamente grande corpo nidoPuò svilupparsi su più corpi
MelarioPiù basso del nidoDipende dalla configurazione utilizzata
Reperibilità materiale in ItaliaMolto elevataDa verificare nella propria zona
Compatibilità con nuclei su telainoMolto favorevole nel mercato italianoPiù dipendente dalla disponibilità locale
Standardizzazione apiarioOttima se si lavora già in DadantOttima se tutto l’apiario è Langstroth

Ed è proprio sulle ultime due righe che secondo noi si gioca una parte importante della scelta.

La differenza più importante potrebbe non essere nell’arnia

Quando qualcuno ci chiede quale arnia acquistare per iniziare, potremmo metterci a discutere per ore di centimetri, volume del nido e dimensione dei telaini.

Ma c’è una domanda molto più semplice:

cosa utilizzano gli apicoltori intorno a te?

È un aspetto che chi parte da zero tende a sottovalutare.

Immaginiamo di aver scelto un sistema poco utilizzato nella nostra zona e di aver bisogno improvvisamente di alcuni telaini. Oppure di voler acquistare un nucleo da un altro apicoltore.

O ancora di avere bisogno di un melario, un escludiregina o un componente che dobbiamo recuperare rapidamente.

Lavorare con uno standard diffuso rende tutto più semplice.

Anche le associazioni apistiche italiane sottolineano il vantaggio pratico di adottare un unico modello proprio per poter intercambiare telaini e accessori.  

La disponibilità di nuclei e sciami conta più di quanto sembra

Questo è un punto sul quale possiamo parlare direttamente della nostra esperienza.

Chi inizia oggi probabilmente acquisterà le prime famiglie sotto forma di nuclei su telaino.

E il formato del telaino conta.

Nella nostra esperienza commerciale, quando si parla di vendita di nuclei e sciami su telaino nel mercato italiano, la richiesta per il formato Dadant-Blatt è nettamente prevalente.

Non presentiamo questa affermazione come una statistica nazionale: è ciò che osserviamo concretamente lavorando con gli apicoltori e con la vendita di materiale apistico.

Per chi sta iniziando è comunque un elemento da considerare.

Se tra qualche anno vogliamo acquistare nuove famiglie, vendere nuclei oppure semplicemente scambiare materiale biologico con un altro apicoltore, avere uno standard molto diffuso può facilitare parecchio le cose.

Standardizzare l’apiario semplifica il lavoro

Questo è probabilmente il consiglio più importante dell’intero articolo.

Una volta scelto il formato, cercherei di mantenerlo.

Con due arnie avere modelli differenti può sembrare irrilevante.

Quando diventano venti, cinquanta o cento, la situazione cambia.

Avere lo stesso standard significa poter utilizzare materiale compatibile tra le diverse famiglie e ridurre il numero di componenti differenti da tenere in magazzino.

Telaini, melari, escludiregina, nutritori e altri accessori diventano molto più semplici da organizzare.

E non è soltanto una questione di ordine.

Durante una giornata di lavoro in apiario, sapere che il materiale che abbiamo sul mezzo è compatibile con le arnie sulle quali dobbiamo intervenire fa risparmiare tempo.

La standardizzazione continua anche in laboratorio

Questo è un aspetto di cui si parla meno, ma che per noi è importante.

Il formato dei telaini non riguarda soltanto l’arnia.

Arrivati in laboratorio, quei telaini dovranno essere disopercolati, movimentati e smielati.

Alcune attrezzature e alcuni macchinari vengono realizzati o configurati tenendo conto delle dimensioni dei telaini che dovranno lavorare.

Noi abbiamo scelto di organizzare il nostro sistema attorno al Dadant-Blatt.

Quando aumentano i numeri, standardizzare non è più soltanto una comodità.

Diventa organizzazione del lavoro.

Il vantaggio del melario Dadant-Blatt quando dobbiamo sollevarlo

C’è poi una differenza che si sente soprattutto sulla schiena.

Il melario Dadant-Blatt utilizza telaini sensibilmente più bassi rispetto a quelli del nido.

Questo significa avere un modulo dedicato alla raccolta relativamente compatto.

Non bisogna però trasformare questo concetto in “Dadant pesa sempre meno della Langstroth”, perché il peso effettivo dipende dalla configurazione, dal numero di telaini e naturalmente da quanto miele contengono.

Ma quando durante la raccolta dobbiamo togliere e caricare decine di melari, dimensioni e peso diventano tutt’altro che dettagli.

Chi ha passato una giornata a raccogliere melari pieni lo sa.

Il grande vantaggio della Langstroth: la modularità

Dall’altra parte dobbiamo riconoscere alla Langstroth uno dei suoi punti di forza principali.

La possibilità di lavorare con elementi maggiormente intercambiabili rende il sistema estremamente modulare.

Possiamo sviluppare verticalmente la colonia aggiungendo corpi e organizzare il volume disponibile in funzione della conduzione scelta.

Per alcuni apicoltori questa flessibilità rappresenta un vantaggio importante.

Ed è anche uno dei motivi per cui la Langstroth ha raggiunto una diffusione internazionale enorme. Treccani la descrive storicamente come molto diffusa in Nord America e largamente utilizzata anche in altri Paesi.  

Quindi sarebbe sbagliato liquidarla semplicemente perché in Italia utilizziamo maggiormente Dadant-Blatt.

È un ottimo sistema.

Semplicemente nasce e si inserisce in un contesto apistico differente da quello italiano.

E per il nomadismo?

Quando pratichiamo nomadismo entrano in gioco molti altri fattori.

Peso complessivo dell’arnia, sistemi di fissaggio, fondo, tetto, disposizione sul mezzo, numero di alveari trasportati e organizzazione dell’apiario diventano almeno altrettanto importanti del formato.

Per questo non direi automaticamente:

Dadant = nomadismo

oppure:

Langstroth = nomadismo.

Entrambi i sistemi possono essere utilizzati professionalmente.

Nel mercato italiano esistono però configurazioni Dadant-Blatt specificamente pensate per il nomadismo e la versione a 10 telaini è molto diffusa anche per ragioni di maneggevolezza.  

Se sto iniziando, quale sceglierei?

Qui dobbiamo distinguere tra “qual è l’arnia migliore?” e “quale scelta è più pratica per iniziare in Italia?”

Alla prima domanda non abbiamo una risposta universale.

Alla seconda, invece, possiamo essere più chiari.

Per una persona che comincia oggi in Italia, Dadant-Blatt è probabilmente la scelta più semplice nella maggior parte delle situazioni, principalmente per un motivo: la diffusione dello standard.

Materiale, ricambi, telaini, fogli cerei e accessori sono facilmente reperibili. È inoltre molto probabile incontrare altri apicoltori che lavorano con lo stesso formato. Le fonti apistiche italiane continuano a indicare la Dadant-Blatt come il modello maggiormente utilizzato nel Paese.  

A questo aggiungiamo ciò che vediamo direttamente nel nostro lavoro: anche la domanda di nuclei su telaino è prevalentemente orientata verso il Dadant-Blatt.

Questo non rende la Langstroth peggiore.

Rende semplicemente la Dadant-Blatt più inserita nell’ecosistema apistico italiano.

Posso avere Dadant-Blatt e Langstroth nello stesso apiario?

Certamente.

Le api non avranno nulla da ridire.

Probabilmente sarà l’apicoltore a farlo.

Con poche famiglie può essere anche interessante provare sistemi differenti. Ma se l’obiettivo è far crescere l’apiario, personalmente eviterei di creare senza una ragione precisa metà apiario Dadant e metà Langstroth.

Ogni nuovo standard significa aggiungere materiale differente.

E ogni volta che dobbiamo acquistare, preparare, trasportare o immagazzinare qualcosa dobbiamo ricordarci per quale sistema è destinato.

Il vantaggio della standardizzazione aumenta insieme al numero di alveari.

Dadant-Blatt o Langstroth: quindi qual è la migliore?

Nessuna delle due in assoluto.

La Langstroth offre una modularità molto interessante ed è uno degli standard apistici più importanti a livello internazionale.

La Dadant-Blatt, invece, si è profondamente radicata nell’apicoltura italiana fino a diventare lo standard prevalente nel nostro Paese.  

Noi abbiamo scelto Dadant-Blatt.

Lo utilizziamo per le nostre arnie, per i telaini e come riferimento per molte delle attrezzature con cui lavoriamo.

È quindi anche il sistema che conosciamo meglio e sul quale abbiamo deciso di standardizzare il nostro lavoro.

Ma se stai scegliendo la tua prima arnia, il consiglio che possiamo darti è ancora più semplice:

non guardare soltanto l’arnia che stai acquistando oggi.

Pensa ai nuclei che acquisterai domani, ai telaini che dovrai sostituire, ai melari che aggiungerai, all’attrezzatura che utilizzerai e agli altri apicoltori con cui probabilmente entrerai in contatto.

Perché scegliere un’arnia significa, in realtà, scegliere uno standard con cui lavorerai per molti anni.

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Savuto Apicoltura — Apicoltori dal 1978.

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