Preparare le Api all’inverno: cosa fare in Autunno per Proteggere l’Alveare
Preparare le Api all’inverno: cosa fare in Autunno per Proteggere l’Alveare
Con l’arrivo dell’autunno il lavoro dell’apicoltore cambia completamente. Le grandi produzioni sono ormai alle spalle, le giornate si accorciano e le temperature iniziano gradualmente a diminuire.
Ma questo non significa che il lavoro in apiario sia terminato.
Al contrario, la preparazione delle api all’inverno è uno dei momenti più importanti dell’intera stagione apistica. Le condizioni con cui una famiglia entra nei mesi freddi possono fare la differenza tra un alveare che supera tranquillamente l’inverno e uno che arriva alla primavera troppo debole o, nei casi peggiori, non ci arriva affatto.
Vediamo quindi quali sono i principali controlli da effettuare in questo periodo.
1. Valutare la forza della famiglia
La prima cosa da osservare è la popolazione.
Una famiglia ben popolata ha maggiori possibilità di affrontare l’inverno perché le api devono riuscire a formare un glomere sufficientemente compatto per mantenere la temperatura necessaria alla sopravvivenza della colonia.
Famiglie estremamente deboli meritano quindi particolare attenzione.
Non basta guardare quante api volano davanti all’arnia: durante una visita bisogna valutare quanti favi sono effettivamente presidiati e verificare le condizioni generali della colonia.
In questo periodo è inoltre importante controllare la presenza e l’efficienza della regina. I problemi legati alla regina rientrano infatti tra le possibili cause di perdita delle colonie durante lo svernamento.
2. Controllare le scorte: l’inverno si prepara adesso
Una famiglia può essere forte e sana, ma se non dispone di scorte sufficienti avrà comunque difficoltà a superare l’inverno.
Con l’abbassamento delle temperature le possibilità di raccolta diminuiscono e le api dipenderanno sempre di più dalle riserve accumulate all’interno dell’alveare.
Durante le ultime visite autunnali dobbiamo quindi valutare attentamente la presenza di miele e scorte disponibili.
Un metodo semplice è osservare i favi durante l’ispezione, ma con l’esperienza diventa utile anche valutare il peso dell’arnia sollevandola leggermente dalla parte posteriore.
L’obiettivo non è stabilire un numero di chilogrammi valido per qualsiasi apiario: il fabbisogno cambia infatti in funzione della zona geografica, del clima, della forza della famiglia e della durata dell’inverno.
Per questo motivo dobbiamo conoscere soprattutto il nostro territorio e le nostre api.
3. Nutrizione: intervenire solo quando serve
Se le scorte naturali non sono sufficienti, può diventare necessario intervenire con un’alimentazione di supporto.
Ma nutrire non significa semplicemente mettere del candito sopra tutte le famiglie.
Prima bisogna capire perché mancano le scorte e di cosa ha realmente bisogno la colonia.
La nutrizione artificiale deve essere considerata uno strumento di gestione e non il sostituto automatico delle riserve naturali. Anche la ricerca continua a studiare il rapporto tra nutrizione, stress e salute delle colonie.
Inoltre, modalità e tipologia di alimentazione devono essere valutate in funzione del periodo e delle temperature.
L’obiettivo rimane uno: portare la famiglia all’inverno con riserve adeguate e facilmente raggiungibili dalle api.
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4. Varroa: non possiamo arrivare all’inverno con un’infestazione elevata
Questo è probabilmente uno dei punti più importanti.
Preparare una famiglia all’inverno significa anche assicurarsi che entri nella stagione fredda con una pressione di Varroa sotto controllo.
Le api che dovranno vivere durante l’inverno hanno infatti un’importanza enorme per la sopravvivenza della colonia.
Per questo il controllo della Varroa non deve essere considerato un intervento isolato, ma parte di una strategia che accompagna l’apiario durante tutta la stagione.
Le linee guida sanitarie ricordano inoltre che alcuni trattamenti raggiungono la migliore efficacia quando la covata è assente o ridotta e che modalità e periodo di applicazione dipendono dal medicinale utilizzato.
Non bisogna quindi aspettare di vedere api con ali deformi o famiglie in evidente difficoltà prima di preoccuparsi della Varroa.
Monitoraggio e programmazione sono fondamentali.
5. Ridurre lo spazio quando necessario
Con la diminuzione della popolazione non sempre è utile lasciare alla famiglia uno spazio eccessivo.
L’assetto dell’alveare deve essere proporzionato alla forza della colonia.
Favi completamente vuoti o spazi che le api non riescono più a presidiare possono essere valutati e gestiti durante le visite autunnali, evitando però interventi inutilmente invasivi quando le temperature sono già basse.
La famiglia deve poter organizzare il glomere e avere le scorte nella posizione più facilmente raggiungibile durante l’inverno.
È proprio per questo che le ultime visite complete della stagione sono così importanti.
6. Controllare l’arnia prima delle piogge invernali
Non dobbiamo guardare soltanto le api.
Anche l’arnia deve essere pronta.
Controlliamo quindi:
- tetto e copertura;
- eventuali infiltrazioni d’acqua;
- fondo dell’arnia;
- stabilità del supporto;
- inclinazione e drenaggio;
- porticina e ingresso dell’alveare.
Umidità e infiltrazioni non devono essere sottovalutate.
L’arnia deve essere protetta dalla pioggia ma allo stesso tempo deve mantenere una corretta ventilazione.
Particolare attenzione va prestata anche alla stabilità delle arnie nelle zone soggette a forte vento e agli eventuali danni provocati da animali selvatici o eventi meteorologici, che rientrano tra le possibili cause di perdite invernali.
7. Ridurre la porticina d’ingresso
Con l’autunno diminuisce l’attività della famiglia e può essere utile adeguare l’ingresso dell’arnia.
Una porticina più contenuta è più facilmente controllabile dalle api e può aiutare soprattutto le famiglie meno popolose a difendersi.
In questo periodo bisogna infatti prestare particolare attenzione anche ai fenomeni di saccheggio.
Una famiglia debole, magari alimentata in maniera poco attenta, può attirare le api degli alveari vicini e trasformare rapidamente un piccolo problema in uno molto più serio.
Quando utilizziamo alimentazione artificiale dobbiamo quindi lavorare con attenzione, evitando di lasciare miele o sciroppo all’esterno dell’arnia.
8. Evitare visite inutili con il freddo
Durante l’autunno dobbiamo sfruttare le giornate favorevoli per effettuare gli ultimi controlli importanti.
Quando le temperature iniziano a scendere stabilmente, aprire continuamente l’alveare non porta alcun vantaggio.
Molti controlli possono essere effettuati anche dall’esterno.
Osserviamo il predellino, controlliamo l’attività di volo nelle giornate miti e impariamo a valutare il peso dell’arnia senza necessariamente smontare il nido.
L’apicoltore deve intervenire quando serve, non semplicemente perché è abituato ad aprire le arnie ogni settimana.
9. Ogni apiario è diverso
Non esiste una data precisa nella quale tutte le api italiane entrano in inverno.
Un apiario in montagna, uno nella Pianura Padana e uno nel Sud Italia possono trovarsi, nello stesso giorno, in condizioni completamente differenti.
Qui in Calabria, ad esempio, temperature e disponibilità di risorse possono prolungare l’attività delle famiglie rispetto alle zone più fredde d’Italia.
Per questo motivo il calendario deve essere sempre accompagnato dall’osservazione.
Guardiamo le temperature, le fioriture disponibili, la presenza di covata, le scorte e soprattutto le condizioni reali delle nostre famiglie.
L’inverno si vince in autunno
Quando arriva il freddo intenso, molte delle decisioni più importanti sono già state prese.
Una colonia sana, sufficientemente popolosa, con Varroa sotto controllo, una regina efficiente e scorte adeguate parte sicuramente nelle condizioni migliori.
Ed è proprio questo il lavoro dell’apicoltore in autunno: non cercare di prevedere esattamente come sarà l’inverno, ma mettere le api nelle condizioni migliori per affrontarlo.
La primavera successiva comincia, in realtà, proprio da qui.
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Una buona preparazione all’inverno passa soprattutto da due aspetti fondamentali: scorte alimentari adeguate e Varroa sotto controllo.
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